Esiste l’allergia al sole?

L’allergia al sole esiste e si chiama fotoallergia. Si tratta di una reazione del sistema immunitario ai raggi solari e si manifesta con eruzioni cutanee e prurito. Possono comparire più o meno rapidamente: rossore, prurito, dolore, vesciche o bolle, pomfi simili a quelli di una puntura di zanzara. Le cause sono a tutt’oggi poco note. Ci sono quattro diverse forme di fotoallergia: la più frequente è la dermatite polimorfa solare non ereditaria che predilige le donne di giovane età.
Vediamone caratteristiche, prevenzione e trattamenti disponibili.

Le altre forme di fotoallergia

Esiste anche una forma di dermatite polimorfa solare ereditaria, che tende a manifestarsi più precocemente, anche durante l’infanzia e l’adolescenza, e con sintomi più intensi rispetto a quelli della forma non ereditaria.

Si parla di dermatite fotoallergica quando l’allergia ai raggi solari scatenata dall’interazione della luce con una sostanza chimica o un farmaco assunti o applicati localmente sulla cute.

Infine, l’ orticaria solare, una forma rara di orticaria che compare quando ci si espone al sole. Anch’essa predilige le donne giovani.

 

L’ipotesi sulle cause

Ad oggi non si conoscono le cause dell’ allergia al sole. Si pensa che il sistema immunitario riconosca come “estranei” alcuni componenti cutanei alterati dal sole e questo scateni una reazione di difesa contro l’organismo stesso. Talvolta, l’ allergia ai raggi solari (“ sun allergy ”) può essere innescata da fattori esterni, come l’uso di prodotti chimici (creme, creme e filtri solari, profumi) o l’assunzione di alcuni farmaci che possono rendere la cute più sensibile agli effetti del sole, nei soggetti particolarmente predisposti.

 

I sintomi cutanei

Si tratta delle classiche manifestazioni cutanee che possono variare per tempo di latenza e intensità. Possono comparire più o meno rapidamente: rossore, prurito, dolore, vesciche o bolle, pomfi simili a quelli di una puntura di zanzara.

 

La prevenzione dell’allergia solare

Cercare di desensibilizzarsi con un’esposizione graduale e ripetuta al sole iniziando sin dalla primavera può ridurre la sensibilità individuale ai raggi solari ma con un limite stagionale; l’anno successivo il problema si ripresenterà.

  • Esporsi al sole solo nelle ore più fresche, evitando i raggi più caldi, tra le 10 e le 16 della giornata.
  • Aumentare gradualmente il tempo che si trascorre all’aria aperta in modo da consentire alle cellule di adattarsi. Evitare esposizioni improvvise a luce solare intensa, che può scatenare un’immediata reazione cutanea.
  • Indossare sempre occhiali da sole e indumenti protettivi, preferibilmente di tessuti di fibra naturale e bianchi.
  • Chiedere consiglio al dermatologo per la scelta della protezione solare. Vanno sempre evitate creme contenenti filtri chimici che possono spesso innescare reazioni di fotosensibilità nei soggetti predisposti.

 

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi deve essere fatta da un dermatologo e spesso basta un’accurata visita per identificare che si tratta di un’ allergia al sole. Talvolta lo specialista richiede alcuni test. Tra i principali ci sono: test di fotosensibilità e Photopatch test. Più raramente viene richiesto un esame del sangue o una biopsia cutanea per escludere la presenza di lupus sistemico eritematoso.

 

Trattamenti e cura dell’allergia solare

Il dermatologo stabilisce la terapia in base al tipo e all’intensità delle manifestazioni allergiche del paziente. Quando sono lievi, spesso è sufficiente non esporsi al sole per alcuni giorni. Con l’arrivo della bella stagione, lo specialista potrà anche suggerire un ciclo di fototerapia, con esposizioni graduali che consentono di ridurre man mano la reattività ai raggi ultravioletti. In alcuni casi, è necessario ricorrere a farmaci come antistaminici o calcio-antagonisti.

 

Fonti

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