
L'ANAFILASSI
Lo shock anafilattico
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Lo shock anafilattico è una reazione allergica di tipo "esplosivo” che si sviluppa in soggetti a rischio in seguito al contatto con determinate sostanze.
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I sintomi più classici dello shock anafilattico sono costituiti da eritema e prurito diffusi, orticaria, gravi difficoltà respiratorie, disturbi gastrointestinali, sino ad arrivare al collasso cardio-circolatorio.
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Le sostanze che più frequentemente possono scatenare uno shock anafilattico sono i farmaci, il veleno di imenotteri e gli alimenti. Esiste poi uno shock anafilattico denominato “ idiopatico”, in cui non è riconoscibile la causa scatenante. In recenti casistiche europee, circa un terzo degli shock anafilattici era causato da allergia a farmaci; le punture di imenotteri erano all'origine di un quarto circa dei casi totali, mentre l'allergia ad alimenti era chiamata in causa in circa il 25% dei pazienti. Lo shock di tipo “idiopatico” rappresentava circa un quarto degli shock anafilattici osservati.
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Se non trattato tempestivamente, lo shock anafilattico può avere esito fatale. Negli Stati Uniti, si contano da 100 a 500 casi all'anno di morte per reazioni allergiche alla sola penicillina, mentre l'allergia al veleno di imenotteri sarebbe la causa di almeno 40 decessi all'anno.
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Possono essere considerati soggetti a rischio tutti coloro che hanno già manifestato qualche reazione allergica e sono stati riconosciuti allergici ad una delle sostanze citate.
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L'approccio allo shock anafilattico inizia dal tentativo di prevenire l'insorgenza della reazione evitando o limitando il contatto con la sostanza a cui si è allergici. Purtroppo, per quante precauzioni si possano prendere, non si può avere una garanzia assoluta di evitare queste sostanze. Alcuni farmaci, ritenuti “innocenti” possono dare reazioni crociate con il farmaco a cui si è allergici; non è ovviamente possibile fare in modo di non essere mai punti da api o vespe, per quanto si possano evitare le situazioni di maggiore rischio (es. picnic all'aperto); per quanto riguarda infine gli alimenti, è impossibile conoscere con esattezza tutti gli alimenti contenuti in un determinato piatto o in una confezione.
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Come già accennato, il corretto e tempestivo trattamento farmacologico dello shock anafilattico diviene quindi indispensabile per evitare gravi conseguenze.
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Il farmaco di prima scelta è l'adrenalina, l'unico in grado di contrastare l'effetto dei mediatori chimici che si liberano nell'organismo a seguito di una reazione anafilattica. Altri farmaci importanti sono corticosteroidi ed antiistaminici, seguiti poi da eventuali provvedimenti più complessi (ossigeno, ventilazioni meccaniche, fino alla tracheotomia).
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Purtroppo, per quanto riguarda la tempestività dell'intervento medico, questa non sempre è possibile in quanto molte di queste reazioni possono avvenire in luoghi lontani da centri di Pronto Soccorso, ed a volte la reazione può essere così drammaticamente progressiva da richiedere un trattamento con adrenalina nel giro di pochissimi minuti.
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Per questi motivi, è indispensabile, come del resto indicato da tutta la letteratura scientifica, che i soggetti a rischio abbiano sempre con sè dell'adrenalina.
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Le caratteristiche ideali delle confezioni di adrenalina da portare con sè devono essere:
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stabilità a temperatura ambiente (l'adrenalina tradizionale deve essere invece conservata in frigorifero);
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facilità e rapidità di auto-somministrazione, fondamentaliin queste situazioni in cui verosimilmente il paziente si sente male oppure è preso dal panico, e con lui chi lo accompagna;
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A questo scopo esistono in comercio autoiniettori contenenti una dose prestabilita di adrenalina (0,330 mg nella confezione per adulti, 0,165 mg nella confezione per bambini) stabile a temperatura ambiente. L'autosomministrazione avviene semplicemente mediante pressione dell'autoiniettore sulla parte esterna della coscia anche attraverso i vestiti: il paziente non deve così, in una situazione di urgenza, calcolare i dosaggi o maneggiare aghi e siringhe.
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L'autoiniezione di adrenalina così effettuata non deve comunque essere considerata da sola risolutiva della reazione anafilattica, ma consentirà comunque al paziente di raggiungere una struttura di Pronto Soccorso dove, se necessario, potrà ricevere ulteriori trattamenti sotto il diretto controllo medico.


