Intervista al Dr. Andrea Di Rienzo Businco

Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica, Roma

Le malattie allergiche rappresentano un patologia in grande aumento. Alcuni Autori le definiscono oggi una “ epidemia”: possiamo dire che, con piccole variazioni statistiche, 1 persona su 3 è affetta da allergia. Nel prossimo decennio si prevede che 1 persona su 2 ne soffrirà.

Si definisce oculorinite un disturbo di natura infiammatoria che colpisce il naso e gli occhi in particolare nel periodo invernale. A carico del naso i sintomi possono presentarsi come ostruzione, secchezza, prurito, come anche secrezione acquosa e starnuti. Per gli occhi si segnala gonfiore, arrossamento, lacrimazione ed eventuale secrezione. Quando i sintomi degli occhi si accompagnano a quelli nasali si può parlare dunque di oculorinite.

I sintomi di un comune raffreddore invernale potrebbero in effetti mimare quelli di un’allergia. Nel raffreddore comune però tali sintomi sono talvolta accompagnati a febbre e soprattutto tendono ad autolimitarsi per cui dopo pochi giorni i disturbi scompaiono. Nel caso di un allergia purtroppo per tutta la stagione invernale naso ed occhi presentano ricorrentemente i disturbi caratteristici appena ricordati.

Esistono molti allergeni che, contrariamente a quanto si pensi, danno manifestazioni cliniche proprio nella stagione più fredda! Gli acari della polveresono spesso i protagonisti dei fastidiosi raffreddori che si presentano in inverno. Infatti, grazie alle temperature sempre più alte presenti nelle nostre case e l’elevato tasso di umidità, l’ambiente diventa per gli acari favorevole. La presenza della polvere negli ambienti chiusi causa nei soggetti sensibilizzati sintomi a carico delle vie respiratorie.
Tra le mura domestiche occorre citare, inoltre, l’eventuale presenza di animali o muffe che possono creare allergie respiratorie anche nel periodo invernale. Esistono poi anche dei pollini che fioriscono in inverno. La grande diffusione nell’ultimo decennio di alberi appartenenti alla famiglia delle Cupressacee (Cipressi) ha favorito nuove sensibilizzazioni verso questo allergene che tipicamente ha una pollinazione proprio invernale. Ricordo a questo proposito la fioritura del polline della Parietaria che alla luce dei recenti mutamenti climatici è ormai considerato un allergene perenne presente quindi anche in inverno.

Assolutamente si. Avere un genitore allergico aumenta la probabilità del figlio di avere la malattia; se entrambi i genitori sono allergici la percentuale risulta ancora più alta. Non contribuisce invece ad aumentare la malattia la presenza di allergie in parenti meno prossimi (zii, nonni, cugini…).

L’inquinamento ambientale contribuisce senza dubbio al peggioramento dei sintomi allergici in chi ne soffre; in altri termini a parità di intensità, soffre meno chi vive in ambienti più salubri. D’altra parte pare che l’inquinamento non abbia un ruolo diretto nel favorire l’aumento della patologia allergica.

L’enorme diffusione delle allergie ormai comprende esordi molto precoci, sin dalla prima infanzia, e colpisce in egual modo entrambi i sessi.

Le vie respiratorie sono spesso colpite: basti pensare alla rinite (“raffreddore da fieno”), alla tosse o all’ asma allergico che talvolta coesistono accompagnate o meno a prurito e/o a lacrimazione oculare (congiuntivite allergica). Anche la pelle può essere la sede di fastidiose dermatiti o di orticaria accompagnate o meno da prurito, legate ad allergie.

Vista l’alta diffusione e l’interessamento di periodi dell’anno sempre più prolungati, direi che l’organo spia più importante da tenere sotto osservazione sia proprio il naso. Attenzione a non sottovalutare mai un “banale” raffreddore che si presenta con una ricorrenza troppo stretta così come un frequente russamento notturno segnale (soprattutto in età pediatrica) di un’eventuale allergia.

Mentre in passato la storia naturale della malattia allergica (“Marcia Allergica”) tendeva ad avere inizio nei primi anni di vita, oggi sempre più spesso si assiste ad un inizio della patologia tardivo. I sintomi tipici infatti compaiono in adulti che prima di allora non ne avevano mai presentato alcuno!

Si, è vero. Per essere più precisi si è ipotizzato che andare incontro ad un numero limitato di infezioni nei primi anni di vita possa in qualche modo indirizzare un soggetto verso le “allergie” quindi anche verso l’oculorinite invernale.

Lo specialista di riferimento per una corretta diagnosi e terapia delle malattie allergiche dovrebbe essere l’allergologo.

Il Prick test (un test cutaneo a lettura immediata che fornisce dopo pochi minuti il risultato delle diverse eventuali sensibilizzazioni) rimane oggi la metodica preferita per un corretto inquadramento delle malattie allergiche (e quindi anche dell’oculorinite invernale). Anche la ricerca diagnostica molecolare (da eseguire con prelievo del sangue) può essere di aiuto nel caso in cui non si ottenessero sufficienti indicazioni dalle prove cutanee. Test di terzo livello possono essere considerati quelli di provocazione specifici (nasale e/o congiuntivale).

Rispetto al passato, disponiamo di farmaci molto efficaci. Gli antistaminici che fino a qualche tempo fa potevano presentare fastidiosi effetti collaterali (sonnolenza), oggi sono più efficaci e gravati da minime controindicazioni. Anche i cortisonici per uso locale più nuovi hanno oggi un assorbimento sistemico minimo che quindi evitano spiacevoli effetti secondari anche in età pediatrica. Oltre alle terapie sintomatiche appena citate, esistono naturalmente anche Immunoterapie Specifiche (vaccini) per l’oculorinite invernale.

Attualmente in Italia i vaccini più utilizzati non sono più solo quelli “tradizionali” che prevedevano la somministrazione delle singole dosi per iniezione. La ricerca scientifica ha messo a punto nuove vie di somministrazione; l’assunzione sublinguale è quella che in tempi recenti ha dimostrato progressi più interessanti.
Una immunoterapia specifica sublinguale consiste nella somministrazione di poche gocce di liquido sotto la lingua che contiene frammenti degli allergeni coinvolti nell’allergia. Esistono infatti vaccini contro l’acaro della polvere, i pollini (Graminacee, Parietaria, Cipressi, Olivo, Betulla…), muffe, epiteli animali (gatto, cane…).
Le linee guida attuali permettono l’uso dei vaccini sublinguali sin dall’età di 4-5 anni. Esistono studi che dimostrano oltre al successo terapeutico per il controllo dei sintomi di allergia sulle alte vie respiratorie anche l’azione preventiva dei vaccini sulla comparsa di asma. Per la scelta del vaccino più efficace, la diagnosi deve essere molto accurata e possibilmente eseguita da uno specialista. Essendo infatti i vaccini molto specifici, se non si dovesse individuare il corretto allergene da trattare potremmo andare incontro ad un insuccesso.

Solo per quanto riguarda gli allergeni domestici (polvere, gatto, cane, muffe…) è possibile attuare una prevenzione ambientale atta a ridurre al concentrazione degli acari. Le misure più efficaci prevedono l’adozione di speciali coperture antiacaro (coprimaterasso e copricuscino) possibilmente certificate oltre allo scontato allontanamento di tutto ciò che possa raccogliere polvere in camera da letto.

© 2018 - 2011  Allergopharma | Privacy | Cookie Policy | Intranet

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?